Club Alpino Italiano sezione di SEREGNO
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Conclusa la spedizione in Perù dei concittadini Trezzi, Sala e Galbiati

 

Un'esperienza da brividi

"colpiti dalla bellezza dei luoghi e dall'umanità della gente locale"

 

di P.Col. - da Il Cittadino del 30 luglio 2005

 

 

Dopo il felice assalto al campo base del K2 effettuato l'anno passato, in coincidenza con il cinquantesimo anniversario della prima scalata italiana alla celebre vetta pakistana, Italo Trezzi, Oliviero Sala e Mario Galbiatí, associati alla locale sezione del Cai, sono stati protagonisti tra Il 17 giugno ed il 15 luglio scorsi di un'analoga esperienza in Perù, dove, insieme a Paolo e Beatrice Bossi di Cermenate, Luigi Viganò di Cantù, Dina Vazzola e Dario Tonoli di Meda e Roberto Fontana di Parma, hanno conosciuto la bellezza delle cordigliere andine Huayhuasch e Bianca. Il gruppo, nei primi dieci giorni in Sud America, ha affrontato un trekking lungo la cordigliera Huayhuasch, scalando il Cuoyc (5.500 metri) ed il Diablo Muda (5.233 metri). Poi la comitiva si è divisa: Trezzi e Sala sono stati tra coloro che hanno proseguito l'avventura tra le vette, spostandosi sulla cordigliera Bianca, sulla quale hanno stabilito la propria sede nel rifugio Ishinca, gestito dai gesuiti, e raggiungendo in seguito le cime del Nevado Ishinca (5.530 metri), del Nevado Drus (5.420 metri) e del Nevado Tocllraju (6.032 metri), mentre Galbiati ha scelto di visitare le zone più frequentate dai turisti, tra cui Cusco e Machu Picchu.

Il clima ci è stato favorevole - spiegano gli interessati - come del resto avevamo messo largamente in preventivo. In tutto il mese, soltanto in un paio di mezze giornate il sole ha lasciato il posto ad un tempo incerto, con qualche sporadico nevischio. Ci siamo adattati alla realtà della zona, che si trova in prossimità dell'equatore ed è quindi caratterizzata da dodici ore di luce e dodici di buio. La sera andavamo a letto molto presto, a dire il vero senza molti rimpianti, viste la fatica e l'escursione termica elevata. Basti dire che di notte spesso e volentieri nella nostre tende si formava il ghiaccio...». Le gratificazioni sono state parecchie: «Rispetto al K2, qui tutto è stato diverso, specialmente dal punto, di vista umano. Strada facendo, abbiamo incontrato molti campesinos, persone che vivono davvero con pochissime risorse a disposizione, ma sempre pronte ad accoglierti ed a dimostrarti una gratitudine profonda anche di fronte a regali di nessun rilievo come una caramella. Pure riguardo l'aspetto paesaggistico, il bilancio non può che essere positivo. Le vette in tutto il circondario sono stupende, tanto che non escludiamo di tornarci l'anno venturo. La più difficile da attaccare è stata il Cuoyc, per la quale abbiamo dovuto tirare fuori dagli zaini i chiodi. Non è raro, inoltre, che ci si imbatta in qualche reperto archeologico. Insomma, ne è valsa la pena!.

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