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Dopo il felice
assalto al campo base del K2 effettuato l'anno passato, in
coincidenza con il cinquantesimo anniversario della prima scalata
italiana alla celebre vetta pakistana, Italo Trezzi, Oliviero Sala e
Mario Galbiatí, associati alla locale sezione del Cai, sono stati
protagonisti tra Il 17 giugno ed il 15 luglio scorsi di un'analoga
esperienza in Perù, dove, insieme a Paolo e Beatrice Bossi di
Cermenate, Luigi Viganò di Cantù, Dina Vazzola e Dario Tonoli di
Meda e Roberto Fontana di Parma, hanno conosciuto la bellezza delle
cordigliere andine Huayhuasch e Bianca. Il gruppo, nei primi dieci
giorni in Sud America, ha affrontato un trekking lungo la
cordigliera Huayhuasch, scalando il Cuoyc (5.500 metri) ed il Diablo
Muda (5.233 metri). Poi la comitiva si è divisa: Trezzi e Sala sono
stati tra coloro che hanno proseguito l'avventura tra le vette,
spostandosi sulla cordigliera Bianca, sulla quale hanno stabilito la
propria sede nel rifugio Ishinca, gestito dai gesuiti, e
raggiungendo in seguito le cime del Nevado Ishinca (5.530 metri),
del Nevado Drus (5.420 metri) e del Nevado Tocllraju (6.032 metri),
mentre Galbiati ha scelto di visitare le zone più frequentate dai
turisti, tra cui Cusco e Machu Picchu.
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Il clima ci è
stato favorevole - spiegano gli interessati - come del resto avevamo
messo largamente in preventivo. In tutto il mese, soltanto in un
paio di mezze giornate il sole ha lasciato il posto ad un tempo
incerto, con qualche sporadico nevischio. Ci siamo adattati alla
realtà della zona, che si trova in prossimità dell'equatore ed è
quindi caratterizzata da dodici ore di luce e dodici di buio. La
sera andavamo a letto molto presto, a dire il vero senza molti
rimpianti, viste la fatica e l'escursione termica elevata. Basti
dire che di notte spesso e volentieri nella nostre tende si formava
il ghiaccio...». Le gratificazioni sono state parecchie: «Rispetto
al K2, qui tutto è stato diverso, specialmente dal punto, di vista
umano. Strada facendo, abbiamo incontrato molti campesinos, persone
che vivono davvero con pochissime risorse a disposizione, ma sempre
pronte ad accoglierti ed a dimostrarti una gratitudine profonda
anche di fronte a regali di nessun rilievo come una caramella. Pure
riguardo l'aspetto paesaggistico, il bilancio non può che essere
positivo. Le vette in tutto il circondario sono stupende, tanto che
non escludiamo di tornarci l'anno venturo. La più difficile da
attaccare è stata il Cuoyc, per la quale abbiamo dovuto tirare fuori
dagli zaini i chiodi. Non è raro, inoltre, che ci si imbatta in
qualche reperto archeologico. Insomma, ne è valsa la pena!.
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